Alchimie nell'arte

Zecchina

La chimica e l’evoluzione della pittura

“L’ignoranza della vera natura dei colori è stata sempre causa di infinite dispute fra i filosofi, e tutti hanno cercato di distinguersi avanzando su queste questioni loro particolari opinioni.” Così Eulero inizia la sua lettera del 15 luglio 1760 alla futura principessa di Anhalt-Dessau [1]. Tra le “particolari opinioni” ne troviamo una piuttosto stravagante nel Timeo: “Il rosso acceso nasce dalla mescolanza di giallo e di bruno, il bruno da quella di bianco e di nero, il pallido dal bianco mescolato col giallo. Il bianco unendosi con lo splendente e cadendo nel nero carico produce il color turchino, e dal turchino mescolato col bianco nasce il celeste, e dal rosso acceso mescolato col nero, il verde” [2]. Questo passo, nonostante lo sconfortante sospetto che Platone non sapesse nulla di pittura, testimonia nondimeno del grande interesse, coltivato in ogni epoca, per la natura e origine del colore. Goethe, al contrario di Platone, era anche buon pittore, e fece persino esperimenti di ottica, scrivendo infine una teoria del colore [3]: non sopportava la teoria di Newton, non perché preferisse, come Eulero, la teoria ondulatoria anziché quella corpuscolare, ma perché riteneva che il colore non fosse riducibile alla sola fisica e che la psicologia avesse la sua parte. E così anche Arthur Schopenhauer, ignaro dell’ironico commento di Eulero. Più profondamente (e razionalmente) Kant, prendendo spunto proprio dal discorso di Eulero, si addentra nel campo della percezione estetica del colore, assegnando però al disegno la predominanza sul colore [4].

Filosofi a parte, il colore come fenomeno percettivo, la sua origine fisica e la sua funzione estetica hanno sempre interessato artisti e scienziati di ogni tempo. Adriano Zecchina è entrambe le cose, scienziato e artista, chimico e spettroscopista straordinario e valente pittore, e il suo agile libro, uscito nella bella collana “Chiavi di lettura” curata da Federico Tibone e Lisa Vozza, dimostra con profonda competenza in entrambi i campi come la tecnologia del colore e l’arte pittorica siano sempre state inscindibili, dai dipinti del paleolitico superiore proposto da Zecchina, dalle grotte di Chauvet dipinte quasi quarantamila anni fa all’arte digitale di Emiliano Ponzi (2012), è scandito e illustrato da una serie di capolavori dell’arte universale e dai corrispondenti avanzamenti nella produzione dei colori, da quelli reperibili in natura a quelli artificiali prodotti per via chimica. Molto acutamente Zecchina mette in relazione importanti cambiamenti di stile e qualità della pittura, se non vere e proprie rivoluzioni, la nascita di nuove scuole, la fioritura o il declino dell’arte in varie regioni d’Europa, con l’apertura di nuove vie commerciali, l’apporto delle culture orientali, lo spostamento dei traffici dal Mediterraneo agli oceani, l’arrivo in occidente di nuovi colori minerali e organici, e di nuove tecnologie alchemiche.

Le colorazioni dell’arte egizia e pompeiana rivelano il desiderio di riprodurre lo splendore dei colori naturali quali simboli di preziosità e opulenza, specialmente quelli sgargianti di molti organismi viventi, dai petali dei fiori alle elitre dei coleotteri e le ali delle farfalle. Kurt Nassau nel suo classico testo [5] illustra quindici diversi meccanismi del colore, e sovente i più brillanti tra quelli naturali sono di origine fisica (dovuti, ad esempio, a reticoli fotonici o a diffusione da nanoparticelle). Tuttavia sono la chimica e l’alchimia sua antenata che hanno consentito inizialmente di sintetizzare i principi coloranti presenti in molti minerali e ottenere colori puri brillanti, quindi di produrre nuovi pigmenti interamente artificiali, non presenti in natura, che hanno grandemente arricchito la tavolozza del pittore negli ultimi secoli. Oggi il colore è diventato un elemento essenziale e pervasivo nel design di ogni prodotto tecnologico, dall’automobile al rotocalco, dai giocattoli ai recipienti di plastica e altri disparati oggetti di uso corrente. E molti di questi oggetti diventano essi stessi materia prima colorata in numerose espressioni d’arte contemporanea, come lo spazialismo di Fontana, la pop-art di Andy Warhol e Rauschenberg, l’astrattismo di Burri, ecc. Anche se questi colori non escono necessariamente dalla tradizionale tavolozza, sono sempre frutto della moderna chimica, che non ha quindi cessato di scandire, come dice il sottotitolo del bellissimo libro di Zecchina, l’evoluzione della pittura. La competenza dell’autore sia artistica che scientifica e la capacità di fondere i due aspetti con una scrittura semplice ed elegante rendono questo libro particolarmente stimolante rispetto, ad esempio, al noto e classico libro di Philip Ball [6]. Il volumetto è completato da una breve bibliografia per chi vuole “saperne di più”, da un prezioso indice dei colori, da “13 miti da sfatare” e da un’ulteriore serie di interessanti informazioni raccolte in fondo al libro. L’affermazione in quarta copertina che “questo libro cambierà il nostro modo di guardare ai colori utilizzate nelle opere d’arte” l’ho appena sperimentata di fronte allo spettacolare blu oltremare del Pantocrator dipinto dal Maestro di Tahull nel XII secolo: la preziosità del colore e la vicinanza degli arabi alla Catalogna medievale arricchiscono di nuovi significati l’impressionante maestà della figura in trono. E con questa immagine Adriano potrà forse, nella seconda edizione, restringere, sia pur di poco, il gap che separa Giotto da Pompei.


G. Benedek
Università di Milano-Bicocca


[1] L. Euler, “Lettere a una principessa tedesca”,Vol. I (Boringhieri) 2007, p. 95.

[2] Platone, “Opere complete”, Vol. 6 (Laterza) 1986, p. 419.

[3] I. W. von Goethe, “Zur Farbenlehre” (Tübingen) 1810.

[4] I. Kant, “Critica della capacità di giudizio”, Vol. I (Rizzoli) 2004, p. 205.

[5] K. Nassau, “Physics & Chemistry of Color” , 2a edizione (Wiley-Interscience, New York) 2001.

[6] Ph. Ball, “Colore. Una biografia” (Rizzoli) 2007.



A. Zecchina
Alchimie nell'arte
La chimica e l’evoluzione della pittura
Chiavi di lettura. A cura di Federico Tibone e Lisa Vozza
Zanichelli Editore, Bologna, 2012
pp. 240, € 13,00
ISBN 978-88-08-19905-8