Il cielo è di tutti

Patrizia Caraveo

Sia benedetto il periodo di confinamento che ha consentito a Patrizia Caraveo, grande astronoma, di realizzare questo libro, e a Claudia Coga di inaugurare la sua nuova collana per la Dedalo Le Grandi Voci, dedicata a “testi brevi e vivaci, che riproducono i tempi e lo stile di una lectio magistralis”, con due grandi voci appunto: quella della nostra autrice e quella di Luciano Canfora su “Europa gigante incatenato”. La lectio magistralis di Patrizia Caraveo è un’appassionata difesa del cielo, come bene di tutti. Il cielo stellato è stato elencato dall’UNESCO come patrimonio dell’umanità, e potrà sembrare quantomeno curioso che l’immenso spazio che circonda la minuscola Terra abbia bisogno di essere tutelato. Il cielo, specialmente quello notturno, è oggetto di contemplazione e di studio, e già questo lo rende preziosissimo. Ma quali sarebbero le insidie a questo bene? Come per l’ambiente, anche per lo spazio che ci circonda l’insidia, dall’uomo stesso creata, si chiama inquinamento. Inquinamento luminoso o, più in generale, elettromagnetico, e inquinamento materiale dovuto alle migliaia di satelliti artificiali che gravitano intorno alla terra e ai detriti da essi lasciati in orbita al termine delle loro funzioni. A tutto ci si abitua, e molti giovani che vivono nelle grandi città sono cresciuti senza un’idea precisa di cosa sia il cielo stellato (a New York, dice la Caraveo, neanche della luna!), e anche quelli della mia generazione, che hanno trascorso buona parte della vita in uno sperduto paese di montagna, hanno l’impressione che non ci siano più le notti stellate di un tempo.

Siano anche benedetti i blackout, purché brevi, quanto basta per rivelare a tutti il cielo stellato, quale sempre hanno contemplato gli antichi! Ma il problema dell’inquinamento dello spazio non è solo estetico. Riguardo all’inquinamento luminoso, Patrizia Caraveo, dopo averci introdotti nel primo capitolo all’antichissimo fascino della luce e allo straordinario sviluppo della sua scienza, alla base di fondamentali rivoluzioni della fisica moderna (meccanica quantistica, relatività di Einstein, astrofisica), nel secondo capitolo, dedicato al fascino del buio, narra come fin dal secondo ‘800 la nascita delle città lumières cominciasse a creare problemi agli astronomi, costringendoli a trasferire i telescopi in aree remote, ove possibile ad alta quota. La Terra di notte (Cap. 3°) come la vedono gli astronauti in orbita è senz’altro spettacolare, una vera geografia economica, ma che spreco di energia! Per illuminare strade, case e monumenti, non serve sparare in cielo luce diretta! Poiché l’astronomia delle regioni più remote dell’universo sta soddisfacendo il desiderio universale di conoscerne l’origine, quindi la storia della nostra galassia, del sistema solare, del nostro pianeta e di noi stessi, e immaginare su basi più solide il nostro futuro, a che pro ridurre l’efficacia dei cospicui investimenti pubblici in telescopi ottici e radiotelescopi a terra sempre più potenti, permettendo che il cielo notturno sia sempre più inondato di luce artificiale e meno trasparente? In qual modo questo spreco incida sull’economia delle nazioni, e come sia utile e importante per l’astronomia la riconquista del buio lo leggiamo nel 4° capitolo, curiosi di conoscere le misure che i paesi più illuminati (in senso fisico e metaforico) cominciano ad adottare per risolvere il problema (Cap. 5°). Pur con sorprendenti eccezioni, come alcune montagne illuminate artificialmente in Svizzera, come se non fosse infinitamente più bella la tenue luce diffusa dai ghiacciai nel buio di una notte stellata! Forse anche l’acuità visiva di molti si sta perdendo come quella uditiva dei discotecari. Meno male che non hanno pensato di illuminare le remote montagne dove si sono rifugiati i più grandi telescopi ottici oggi in funzione (Cap. 6°). Quanto ai radiotelescopi, c’è anche l’inquinamento delle onde radio nelle quali viviamo ormai completamente immersi, siano esse ad emissione terrestre o satellitare. Il lettore può facilmente immaginare quanto dura sia la battaglia globale per le bande di frequenze sul terreno politico ed economico. Patrizia Caraveo ne dà un quadro piuttosto completo e disarmante, nonostante alcuni progressi e le ferme prese di posizione dell’Unione Astronomica Internazionale.

A tutto questo si aggiunge il fatto che i satelliti artificiali commerciali spediti in orbita da società private stanno ormai affollando il cielo in modo intollerabile, essendo le normative internazionali largamente insufficienti. Neppure telescopi in orbita come Hubble potranno compiere indisturbati la loro missione, se la Samsung, per citarne una, intende inviare migliaia di satelliti su orbite più esterne. L’autrice negli ultimi capitoli presenta un quadro ampio ed esauriente di questa lotta tra interessi pubblici ed interessi privati, con l’auspicio che l’ONU attraverso la United Nations Office for Outer Space Affairs, affronti seriamente e con largo consenso la questione, eventualmente aggiornando l’Outer Space Treaty, ormai risalente agli anni ’60 quando ancora esistevano i due blocchi e la guerra fredda. Ma non per questo le cose sono più facili oggi, essendo le guerre giurisdizionali (a chi spetta dare il permesso?) assai più complesse di quelle militari!

Speriamo che questa Grande Voce di Patrizia Caraveo serva ad illuminare ulteriormente non i cieli ma la mente di chi ha potere e responsabilità. Al fine di restituire agli astronomi la possibilità di scrutare senza disturbi e interferenze l’universo, ma anche a tutti noi la gioia di contemplare nuovamente il cielo stellato. “Wie schön leuchtet der Morgenstern” intona il coro nella prima cantata di J. S. Bach: che la restituita possibilità di contemplare la stella del mattino come ai tempi di Bach sia l’alba di un mondo migliore!


Giorgio Benedek
Università di Milano-Bicocca


Patrizia Caraveo
Il cielo è di tutti
Edizioni Dedalo, Collana Le Grandi Voci
Bari, 2020
pp. 96; € 11,50
ISBN: 9788822016027