Congresso 2020 - Le Scienziate delle Sezioni

Quest’anno ognuna delle sette Sezioni del Congresso sarà rappresentata da una scienziata. Questa attività si inserisce tra le azioni che nell’ambito della cura delle eguaglianze di genere, vengono definite di “mentoring”, che servono cioè a creare quelle figure di riferimento, così importanti soprattutto per i giovani quando si effettuano delle scelte per il futuro. Proponiamo quindi esempi di donne che si sono distinte nel campo scientifico e nella fisica in particolare, che possono essere di stimolo ed emulazione alle nuove generazioni per intraprendere questi studi e queste carriere.
Il CPO ha quindi selezionato, tra le tante possibili, una scienziata per rappresentare ogni sezione del Congresso, basandosi su alcuni criteri guida. Ovvero scegliendo con preferenza tra le italiane, che per questo sono presenti in maggioranza, tra quelle che hanno dato un contributo significativo nel campo di studio di riferimento della sezione corrispondente e, infine, che abbiano avuto maggiori difficoltà ad affermarsi proprio a causa di motivazioni di genere, cioè per il solo fatto di essere donna.
Le Sezioni avranno quindi come icone queste scienziate, per le quali il CPO ha curato anche delle schede biografiche a testimonianza di quanto detto.


Lise Meitner

Lise Meitner

Vienna 7 novembre 1878 – Cambridge 27 ottobre 1968

Per prima ha formulato l’esatta teoria del processo di fissione nucleare. Ha dedicato tutta la sua vita all’attività scientifica, affrontando numerose difficoltà dovute all’essere una donna scienziata.
Proveniente da una famiglia ebrea dell’alta borghesia viennese, svolse gli studi sino alla scuola media, non essendo permesso alle ragazze l’iscrizione ai licei.
La sua passione, la grande capacità e i risultati che otteneva nello studio, convinsero però il padre a farle proseguire gli studi privatamente. Conseguì quindi la maturità velocemente e iniziò gli studi di fisica, matematica e filosofia presso l’università di Vienna. Fu allieva di Ludvig Boltzmann e si dedicò giovanissima ai problemi della radioattività.
Si laureò e fu la prima donna a conseguire il PHD all’università di Vienna nel 1906.
Dal 1907 studiò a Berlino dove iniziò la sua collaborazione, che durerà tutta la vita, con Otto Hahn, giovane chimico berlinese.
Lise lavorava nel laboratorio di Hahn come “ospite non pagato”. Dato che a quell’epoca in Prussia le donne non erano ammesse all’università, Lise doveva entrare dalla porta di servizio e non poteva accedere alle aule e ai laboratori degli studenti perché donna. Nonostante questa situazione, Lise e Otto portarono avanti importanti ricerche conducenti alla scoperta di diversi radionuclidi.
Solo nel 1918 la Meitner vide riconosciuta la sua attività di studiosa e brillante scienziata, con l’affidamento di una sezione del laboratorio di fisica nucleare e finalmente anche uno stipendio. Nel 1926 divenne poi professoressa di fisica nucleare dell’università di Berlino, anche se l’insegnamento fu ritirato nel 1933 a causa delle sue origini ebraiche.
In quel periodo Lise si dedicò agli studi sui risultati di esperimenti di reazioni nucleari sconosciute e incomprese, e fu lei per prima a capire il processo di fissione nucleare, a darne una esatta interpretazione teorica e a calcolare correttamente le quantità fisiche in gioco. Per questi studi Otto Hahn riceverà il Premio Nobel nel 1945. Nessun riconoscimento fu dato mai ufficialmente a Lise, anche se molti scienziati in seguito, anche suoi contemporanei, ne riconobbero, la “maternità” della scoperta.
La Nuclear Physics Division della Europea Physical Society dal 2000 assegna ogni 2 anni il prestigioso Lise Meitner Prize, agli studiosi e alle studiose che eccellono nel campo della fisica nucleare teorica o sperimentale.
Foto Lise Meitner: Photograph by Lotte Meitner-Graf (1898-1973). © The Lotte Meitner-Graf Archive


Rita Brunetti

Rita Brunetti

Milano, 23 giugno 1890 – Pavia, 28 giugno 1942

Fu la prima donna ad essere ammessa a studiare fisica alla Scuola Normale Superiore di Pisa, nel 1909. Si laureò quattro anni dopo all’ateneo pisano, con una tesi sullo spettro della scarica oscillatoria nei vari gas.
La sua carriera accademica cominciò durante la guerra, con il ruolo di assistente di Antonio Garbasso all’Istituto Superiore di Firenze nel 1914, promossa aiuto nel 1922.
Prima donna nell’Italia postunitaria a vincere un concorso a cattedra di fisica, nel 1926 venne nominata professoressa di fisica sperimentale all’università di Ferrara. Sotto la sua direzione, partì un rinnovamento dell’Istituto di fisica ferrarese e dell’annesso Osservatorio meteorologico. Analoga opera di ammodernamento delle attrezzature, Rita Brunetti prestò anche all’Istituto di Cagliari, quando vi si trasferì nel 1928. Concluse la sua carriera all’ateneo di Pavia, dove resse la cattedra di fisica dal 1936.
La sua attività di ricerca spaziò in diversi ambiti. Durante gli anni della Prima guerra mondiale, svolse ricerche spettroscopiche nella regione del visibile e in quella dei raggi X. Investigò in special modo l’effetto Stark-Lo Surdo, scoprendo così alcune nuove righe dell’elio. Sviluppò un’originale tecnica di analisi spettroscopica, che nel 1917 le valse il premio Quintino Sella dell’Accademia dei Lincei.
Si distinse per essere stata tra i primi fisici in Italia a servirsi della teoria dei quanti come principio teorico esplicativo e a comprendere la connessione tra struttura atomica e quantizzazione dell’energia. Rilevante il suo articolo Il nucleo atomico (1921), se si considera il diffuso approccio sperimentalista dei ricercatori italiani del tempo, di stampo ottocentesco. Tra il 1924 e il 1926, cercò l’elemento 61 della Tavola periodica, acquisendo una notevole esperienza nello studio delle terre rare, che la portò a identificare – per la prima volta in un composto solido – l’effetto Stark-Lo Surdo (1929).
A Cagliari, lavorò in collaborazione con la propria assistente Zaira Ollano, che divenne per lei una cara amica e la seguì anche a Pavia. Si occupò della verifica sperimentale della legge di Curie e indagò, tra i primi, l’effetto Raman. Negli ultimi anni si dedicò alla fisica applicata alla medicina e alla biologia e allo studio dei raggi cosmici.
Socia corrispondente dell’Accademia di Scienze fisiche dell’istituto di Bologna e dell’Istituto Lombardo, fu anche membro del Consiglio nazionale delle ricerche e della Società italiana di fisica. Accanto agli oltre ottanta lavori scientifici, curò anche pubblicazioni a carattere didattico e divulgativo.
Foto Rita Brunetti: Per gentile concessione del Museo Galileo, Firenze


Vera Cooper Rubin

Vera Cooper Rubin

Philadelphia, 23 luglio 1928 – Princeton, 25 dicembre 2016

Cresciuta in Washington D.C., già dall’età di dieci anni manifestò un grande interesse per l’astronomia e si costruì un rudimentale telescopio per osservare le stelle dalla sua stanza. Nonostante, al liceo, il suo professore di fisica le sconsigliò di seguire una carriera scientifica, Vera decise di iscriversi al corso di astronomia del Vassar College, allora riservato alle sole donne, laureandosi nel 1948. Nello stesso anno sposò Robert Rubin, un giovane studente di chimica a Cornell e dai cui prese il cognome. Tentò di iscriversi al corso di dottorato in astrofisica a Princeton ma fu esclusa in quanto riservato a soli uomini. Decise allora di studiare a Cornell dove ottenne un Master nel 1951 ed ebbe come docenti scienziati del calibro di R. Feynman e H. Bethe. Ottenne poi un dottorato alla Georgetown University nel 1954 sotto la supervisione di G. Gamow. Dopo una serie di contratti a termine, Vera divenne staff member della Carnegie Institution of Washington nel 1965.
Durante il Master, Vera studiò il moto proprio di 109 galassie rivelando alcune deviazioni rispetto alla nota legge di espansione di Hubble e suggerendo che le galassie si aggreghino in ammassi legati gravitazionalmente. Quest’idea, sottoposta all’American Astronomial Society in un articolo venne frettolosamente scartata.
Vera riprese e affinò questa idea durante il dottorato ma ci vollero ancora una ventina di anni prima che la comunità scientifica accettasse definitivamente la sua scoperta che le galassie sono organizzate in ammassi e superammassi e non distribuite uniformemente. Scoraggiata dalle resistenze che incontrava su questa linea di ricerca, Vera decise di studiare la dinamica della Via Lattea e delle galassie vicine, ritenendolo un campo meno controverso. Qui invece fece la sua scoperta più importante, ovvero che nelle galassie a spirali le stelle più lontane dal centro ruotano più velocemente di quanto previsto dalla legge di Newton. Per spiegare il fenomeno Vera ipotizzò che la maggior parte della massa della galassia è formata da un nuovo tipo di materia, detta oscura, che non interagisce con la materia ordinaria, se non gravitazionalmente. Contestualmente, Vera scoprì anche galassie con rotazione in direzione opposta da quanto previsto e creò i primi modelli di evoluzione galattica basati su fusioni di galassie più piccole.
Le sue battaglie contro la discriminazione di genere nel mondo dell’astronomia americana sono riconosciute universalmente e hanno aperto le porte di questo campo a decine di astronome più giovani.
Vera ha ottenuto numerosissimi riconoscimenti per la sua carriera, dall’elezione a membro della National Academy of Science nel 1981 fino al conferimento della National Medal of Science nel 1993, conferitale dal presidente Clinton.
Foto Vera Rubin: AMER INST PHYSICS


Giuseppina Aliverti

Giuseppina Aliverti

Somma Lombardo (Varese), 4 dicembre 1894 – Napoli, 10 giugno 1982

È stata una delle prime donne in Italia a dedicarsi alle ricerche di fisica terrestre. Studiò all’università di Torino, laureandosi in fisica con il massimo dei voti nel 1919. Divenne presto assistente (1920) e poi aiuto (1922) alla cattedra di fisica sperimentale di quell’ateneo, ruolo che mantenne per sedici anni. Fu in questo periodo che si specializzò in fisica terrestre, tenendo per incarico i corsi di geodesia e geofisica.
Nel 1937 si classificò prima al concorso per un posto di geofisico e le fu affidata la direzione dell’Osservatorio geofisico di Pavia. Qui insegnò fisica terrestre fino al 1949.
Concluse la carriera accademica all’Istituto Universitario Navale di Napoli, come titolare della cattedra di meteorologia e oceanografia, fin dal 1949. Ricoprì la carica di preside della Facoltà di scienze nautiche dal 1960 fino al suo pensionamento, nel 1970.
In un primo momento le sue ricerche riguardarono le concentrazioni dei depositi elettrolitici, le proprietà del geoide e argomenti di natura glaciologica, poi si orientarono verso indagini sperimentali sull’elettricità e sulla radioattività naturale dell’atmosfera. In particolare, dimostrò che in prossimità del suolo l’aria contiene sempre radon e talvolta anche torio, mentre è scarsa la radioattività dell’aria sul mare.
Queste ultime ricerche le valsero il premio decennale della Società Italiana per il Progresso delle Scienze, attribuito per gli studi geofisici nel 1937.
Si interessò di radioattività delle acque, e anche dei cosiddetti nuclei di condensazione, particelle solide o liquide che si trovano in sospensione nell’atmosfera. Studiò l’interazione aria-mare, responsabile di quasi tutti i processi dinamici oceanici ed atmosferici, e continuò fino in tarda età a coltivare gli antichi interessi per l’elettricità atmosferica e per la glaciologia.
Autrice feconda di oltre 150 articoli scientifici e diversi manuali universitari, è stata insignita di svariate onorificenze.
Ricoprì numerosi incarichi istituzionali, anche in ambito internazionale, e fu socia della Accademia Pontaniana di Napoli (1958), socia corrispondente dell’Accademia nazionale dei Lincei (1964) e dell’Istituto lombardo (1969).
Colleghi e allievi ricordano la sua notevole personalità scientifica, la vita totalmente dedicata, con originalità e iniziativa, agli studi e alle ricerche, e la sua generosità e lealtà nei rapporti umani.


Daria Bocciarelli

Daria Bocciarelli

Parma, 6 marzo 1910 – Roma, 27 dicembre 2006

È stata tra i pionieri della ricerca dei raggi cosmici e della fisica medica in Italia.
Si laureò in fisica a Firenze nel 1931 con una tesi sulla radioattività del potassio, sotto la supervisione di Bruno Rossi.
Negli anni Trenta fu assistente al Gabinetto di Fisica dell’Università di Firenze, dove collaborò con Bruno Rossi e Giuseppe Occhialini, formando le proprie competenze nel campo dei raggi cosmici al laboratorio di Arcetri.
Nel 1937 divenne aiuto alla cattedra di fisica sperimentale di Perugia, ma l’anno successivo accettò una posizione nei Laboratori di Fisica dell’Istituto Superiore di Sanità, a Roma. Qui entrò a far parte del gruppo di ricercatori dell’Istituto di fisica romano, durante i difficili anni successivi alla partenza di Enrico Fermi per gli USA. Con Edoardo Amaldi, Franco Rasetti e Giulio Cesare Trabacchi, collaborò alla realizzazione del primo acceleratore di particelle italiano: un generatore di neutroni da 1000 keV, costruito nel 1939 proprio all’Istituto di Sanità, per la ricerca e la produzione di sostanze radioattive artificiali per uso medico. Nel drammatico periodo della guerra, fu nel ristretto numero di ricercatori che continuò a occuparsi a Roma di fisica nucleare e raggi cosmici.
Negli stessi anni e poi nel dopoguerra, Daria Bocciarelli si adoperò per la costruzione e il funzionamento dei nuovi impianti all’Istituto Superiore della Sanità, dedicati alla microscopia elettronica, all’ultracentrifugazione, ai raggi X.
Nel 1958 divenne vicecapo dei Laboratori di Fisica dell’Istituto Superiore di Sanità, diretti allora da Mario Ageno, assumendo la direzione del Reparto di microscopia elettronica, carica che mantenne per tutto il resto della sua carriera.
Nel 1959 venne eletta Presidente della Società italiana di microscopia elettronica. Andò in pensione nel 1975, dopo aver ricoperto per un breve periodo l’incarico di Capo dei Laboratori di fisica dell’Istituto di Sanità.
Nel 1987 l’Accademia dei XL le ha conferito il premio Domenico Marotta, per la poderosa opera prestata nell’ambito della fisica medica.
Foto Daria Bocciarelli: Foto dell'archivio fotografico storico dell'Istituto Superiore di Sanità, riproduzione autorizzata


Hedy Lamarr

Hedy Lamarr

Vienna 9 novembre 1914 – Altomonte Springs (Florida) 19 gennaio 2000

La figura di Hedy Lamarr rompe il modello di scienziato nell’immaginario collettivo: generalmente uomo, un tanto eccentrico, disordinato e geniale, spesso con aspetti fisici non propriamente da adone, totalmente ed esclusivamente concentrato nella sua disciplina e lontanissimo dalle luci del palcoscenico. Hedy Lamarr, il cui vero nome era Hedwig Eva Maria Kiesler, è stata attrice, scienziata e inventrice ed è stata definita la donna più bella del cinema.
Nata da una ricca famiglia ebraica, Hedwig Kiesler, aveva cominciato studi di ingegneria a cui rinunciò, benché fosse considerata un’allieva di straordinaria intelligenza, per la sua grande passione per il cinema. Come attrice divenne famosa nel 1933, con il film Estasi, di un regista cecoslovacco, incentrato sul risveglio della sessualità femminile: per la prima volta un’attrice protagonista appariva sullo schermo completamente nuda.
Con l’inizio delle persecuzioni razziali, Hedy tentò di fuggire diverse volte dall’Austria per allontanarsi anche dal marito, un ricco fabbricante di armi austriaco grazie al quale familiarizzò con armi segrete e munizioni. Nel 1937 riesce a trasferirsi in America, verso Hollywood.
Profondamente antinazista e desiderando contribuire alla lotta contro Hitler, Hedy, a partire dalle informazioni raccolte a casa del marito a proposito di un metodo per teleguidare ordigni, si dedicò alla possibilità di eliminare le possibili intercettazioni dei siluri radiocomandati. Insieme al pianista d’avanguardia, George Antheil, ideò un metodo per far saltare il segnale di trasmissione da un canale all’altro a intervalli regolari, con una frequenza di successione che doveva essere segreta e conosciuta solamente da chi trasmetteva e da chi riceveva il segnale. Per adottare una sequenza sincronizzata e concordata nel cambio dei canali, Antheil suggerì di adottare un sistema simile a quello dei rotoli di carta perforati adoperati nelle pianole meccaniche, dividendo tutto la banda disponibile delle frequenze in 88 “canali”, tanti quanti i tasti del pianoforte. L’idea, chiamata “Sistema di comunicazione segreta n. 229287”, fu brevettata nel 1942. La Marina americana, non molto propensa ad accettare un dispositivo bellico inventato da una diva del cinema, austriaca, e da un compositore, decise di non adottarlo ritenendolo un sistema troppo ingombrante.
Nel 1962, circa tre anni dopo che il brevetto era scaduto, il progetto fu realizzato dagli americani con il nome di CDMA (Code Division Multiple Access) e installato come sistema di comunicazione a bordo di tutte le navi impegnate nel blocco di Cuba.
Nel 1985 venne tolta la qualifica di segreto militare al sistema CDMA basato sul brevetto Kiesler/Antheil, proprio nel momento in cui era in pieno sviluppo la telefonia cellulare che aveva bisogno di uno standard tecnologico. Il concetto cardine di suddivisione di un’ampia banda di frequenze in più canali (spread spectrum) trova oggi applicazione non solo nella crittografia o in scopi militari, ma anche nella telefonia mobile e nei sistemi informatici wireless.
Eliminato il segreto militare dal brevetto, i riconoscimenti si moltiplicano. Nel 1997, all’attrice e al musicista fu conferito il Pioneer award, premio che viene assegnato agli inventori che hanno rivoluzionato il mondo dell’elettronica e della comunicazione. Nel 2000 ottennero anche il premio speciale dalla Electronic Frontier Foundation. Nel 2014 Hedy Lamarr fu inserita, iniseme ad Antheil, nel National Inventors Hall of Fame statunitense per il brevetto (US Patent No. 2,292,387).
In onore di Hedy Lamarr, il 9 novembre (data del suo compleanno) viene proclamato Giornata dell’Inventore (Tag der Erfinder) in Germania, Austria e Svizzera.
Foto Hedy Lamarr: by MGM (1944)


Laura Maria Caterina Bassi

Laura Maria Caterina Bassi

Bologna, 29 ottobre 1711 – Bologna, 20 febbraio 1778

È stata la prima donna a ricoprire una cattedra di fisica in Italia e nel mondo, in tempi in cui lo studio delle scienze era appannaggio esclusivo degli uomini. Si è distinta fin da giovanissima per l’intelligenza e la cultura, tanto da essere nominata, ad appena ventun’anni, socia onoraria dell’Accademia delle Scienze dell’Istituto di Bologna. Subito dopo, il 12 maggio 1732, si laureò in filosofia naturale all’università felsinea.
Nell’ottobre successivo, il Senato bolognese la nominò lettrice universitaria di filosofia, ma in quanto donna poteva tenere lezioni pubbliche solo previo permesso delle autorità accademiche. Nel 1741 fu persino fissato un orario per le sue lezioni, che però non furono mai tenute, perché l’approvazione richiesta non fu accordata. Come descrisse un suo contemporaneo, non si era ritenuto decoroso che una donna mostrasse così ogni giorno, a chiunque venisse, le cose nascoste della natura.
Ciò non impedì che la fama di Laura Bassi si diffondesse in Italia e all’estero, né che la filosofa naturale presentasse il frutto dei propri studi in numerose conferenze pubbliche all’Archiginnasio e all’Accademia delle scienze. Questi eventi godevano di grande popolarità tra la cittadinanza bolognese. Nel 1745 Papa Benedetto XIV intercedette per inserire Laura nella classe degli accademici benedettini, prima e unica donna, come riconoscimento per la sua attività scientifica.
Nel 1749, non potendo ancora tenere insegnamenti pubblici, stabilì nella propria abitazione una scuola privata di fisica sperimentale, che andò avanti per quasi trent’anni. Finalmente, nel 1776 il Senato accademico conferì a Laura Bassi la cattedra di fisica sperimentale dell’Università di Bologna. Il ruolo di assistente era ricoperto dal marito Giuseppe Veratti, sposato nel 1738. I due avevano condiviso la passione per la ricerca, oltre che una felice vita familiare coronata dalla nascita di otto figli. Purtroppo, Laura godette appena due anni della straordinaria posizione accademica, che aveva tanto lungamente desiderato. Morì nel 1978, e la sua cattedra fu ereditata dal marito.
Nel laboratorio di Laura Bassi furono realizzati importanti esperimenti, in particolare di fisiologia (sulla sensibilità e l’irritabilità dei corpi animati), ma anche sull’elettricità. Fu in corrispondenza scientifica con molti tra i più famosi scienziati e intellettuali del suo tempo, inclusi Voltaire, Giambattista Beccaria, l’abate Nollet, Felice Fontana e il giovane Alessandro Volta, oltre che con il biologo Lazzaro Spallanzani, suo cugino e allievo.
Le sue dissertazioni testimoniano l’ampiezza dei suoi interessi scientifici, che spaziarono dalla meccanica razionale all’idrometria, dall’elettrologia alla fisica pneumatica. Parlava correntemente francese e latino, e fu anche autrice di componimenti poetici.
Foto Laura Bassi: Collezioni d'Arte e di Storia della Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna



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